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Paesaggio

  

paesaggio.jpg


Ci sono svariate definizioni a riguardo di “paesaggio”. In questa parte verrà brevemente analizzato partendo dalla Convenzione Europea del Paesaggio, passando, per autori come Eugenio Turri e Alberto Magnaghi per finire, soffermandoci sulle peculiarità del paesaggio.
    
La Convenzione Europea del paesaggio di Firenze del 2000, nel art. 1, afferma che il “"Paesaggio" designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni ”.
Eugenio Turri nel suo libro “Il paesaggio come teatro” lo definisce come “un teatro nel quale individui e società recitano le loro storie, in cui compiono le loro gesta piccole o grandi, quotidiane o di tempo lungo, cambiando nel tempo palcoscenico, la regia, il fondale, a seconda della storia rappresentata”  e ancora “la concezione del paesaggio come teatro sottintende che l’uomo e la società si comportano nei confronti del territorio in cui vivono in duplice modo: come attori che trasformano in senso ecologico, l’ambiente di vita, imprimendovi il segno della propria azione, e come spettatori che sanno guardare e capire il senso del loro operare nel territorio” .

Riepilogando, il paesaggio è innanzitutto una percezione del territorio da parte dell’uomo fatta attraverso i nostri sensi come la vista, l’udito, l’olfatto, etc. Percezione che da un’idea soggettiva del paesaggio ma che consente ad ognuno di percepire il territorio sotto le sue innumerevoli vesta. 

      

Ma allora, come percepire il territorio, come leggere il paesaggio?

Sotto l’aspetto della geografia umana, leggendo il paesaggio si possono trovare le regole che giustificano le strutture territoriali, ossia il tipo territoriale di un “luogo” riconoscendo così una cultura, una società, l’identità locale.
Delle identità che raccontano come in passato la popolazione abbia plasmato e modellato la natura incontaminata in base alle loro esigenze (nutrizione, riparo, etc) e allo stesso tempo come la popolazione si sia adattata e adeguata al tipo di territorio in cui andavano ad insediarsi creando così un equilibrio sostenibile nel tempo.
Nel paesaggio rurale si può trovare l’espressione massima di equilibrio tra l’uomo e la natura ossia tra l’agire umano e l’ambiente naturale, quello che Alberto Magnaghi chiama processo di territorializzazione inteso come annessione alla società e alla coltura di uno spazio territoriale perchè è grazie a queste relazioni tra uomo e natura che la varie società hanno creato delle loro identità territoriali , o identità dei luoghi.
Turri ricorda che “Nel paesaggio possiamo trovare il riflesso della nostra azione, la misura del nostro vivere ed operare nel territorio.” “L’adesione (agire dell’uomo e natura) si esprimeva in diversi modi, tra cui in primo luogo dalla stabilità delle sistemazioni realizzate, la quale significava che il contadino aveva ben compreso i meccanismi morfologici di cui occorreva tener conto per imporre un ordine funzionale alla produzione; e si esprimeva attraverso la forma stessa delle case, i tipi di colture praticate, le specie d’alberi usati non solo a fini produttivi ma anche per consolidare i ciglioni dei campi in pendio, i materiali utilizzati per edificare le case, i muri di sostegno delle terrazze o i muri divisori delle proprietà, etc..”
Ecco che quindi il paesaggio è un palinsesto di memorie sia individuali che collettive e la sua trasformazione può causare la perdita di queste memorie. Oltre a ciò, si corre il rischio che si crei l’omologazione paesistica ossia che la modernizzazione imponga delle regole di trasformazione ben lontane dalla cultura del luogo e che quindi renda quel sito uguale ad altri anche se inseriti in altri contesti.

  

La difesa del paesaggio diventa difesa della propria storia, della propria identità, tradizioni e cultura.
Ma questo non vuol dire conservazionismo, ma bensì trovare quelle trasformazioni che mettano insieme le virtù della modernizzazione con le virtù del passato ossia con il sapere diffuso, quelle regole tramandate oralmente tra generazioni.
Infatti, soltanto capendo le motivazioni territoriali del passato si può pretendere di attuare nuove trasformazioni volte, a mantenere dei richiami con il passato per salvaguardarlo ma allo stesso tempo, ad usare le migliori tecnologie ambientalmnte sostenibili per il miglioramento del nostro benessere dimostrando così un serio e calibrato progresso della civiltà.
Facendo così, un osservatore del paesaggio potrà leggere l’evoluzione di una società nel territorio trovando in esso sia le regole del passato sia quelle nuove. E se è conscio del passato e sa fino a che punto è arrivato il progresso tecnologico potrà capire se le trasformazioni sono state coerenti o meno e quindi se sono state create delle dissonanze paesistiche o delle omologazioni o, al contrario, se le trasformazioni si ben integrano con il contesto creando una evoluzione coerente con l’ambiente.

Normalmente invece, si assiste ad una evoluzione non coerente della società in quanto non si salvaguarda il passato e nelle trasformazioni future non si seguono le antiche regole territoriali ma se ne usano altre standard dettate da esigenze da un lato di falsa economicità o praticità e dall’altra di “moda” del momento.
Gli esempi sono molteplici, dall’abbandono dei terreni che perdono così la loro forma (perdita delle masiere, filari alberati, sistemi di irrigazione) e delle colture tipiche (agricoltura intensiva pluri-colturale altamente sostenibile) a scapito di monocolture (vedi pagina web “tipi di agricoltura”) oppure il cambiamento dei tipi edilizi che cambiando orientamento dell’edificio, tipo di materiali e rifiniture a scapito di forme e tipologie poco costose ma allo stesso tempo poco sostenibili bastate sul forte consumo di idrocarburi per climatizzarle, fanno si che si perdano le regole che i nostri avi a forza di tentativi hanno saputo tramandare per rendere il modo di vivere più conveniente, integrato e sostenibile con il territorio.
Catturare l’antico sapere esperto tramandato da generazioni da padre in figlio per far si che il paesaggio sia unico ed inimitabile in modo da regolare le trasformazioni che le nostre nuove esigenze impongono, è una parte fondamentale.

   

Ecco perché a Selva si sta elaborando un libro sulla storia di Selva in modo, tra le varie cose, di trovare le ragione grazie alle quali oggi il territorio e il paesaggio si trova così e in modo che, attraverso le intervista alla gente anziana, si possa trascrivere e salvare il sapere diffuso su come loro operavano nel territorio. Censire le colture, le tecniche agricole, etc,  significa anche salvaguardare la biodiversità e il modo di operare spostenibile nel territorio.

   

Tutto questo, per aumentare il benessere, cosa che l’uomo ricerca dalla sua comparsa sulla Terra.
Crescita economica quantitativa e aumento del P.I.L. non vuol dire automaticamente aumento del benessere. Basti pensare che l’auto-produzione dei beni alimentari non va ad aumentare il P.I.L. perché il nostro prodotto non entra nel mercato e non diventa merce, però aumenta il nostro benessere non solo in termini di genuinità dell’alimento ma anche in termini ambientali grazie al non trasporto delle merci e al miglioramento del paesaggio a seguito dell’utilizzo di terreno magari precedentemente abbandonato.

 

 

Bibliografia:

  • Eugenio Turri, Il paesaggio come teatro, dal territorio vissuto al territorio rappresentato (Marsilio Editori)
  • Alberto Magnaghi, Il progetto locale, Bollati Boringhieri, 2003
  • Valerio Romani, Il paesaggio teoria e pianificazione (Franco Angeli/Urbanistica)
  • La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000
  • Piemonte Ecomusei Rapporto 2001, a cura di Muarizio Maggi

 

(L'immagine in alto raffigura un tipo di paesaggio rurale di Selva di Trissino)

14/5/2008

 

Diego Pellizzaro

Ultimo aggiornamento ( venerdì 06 giugno 2008 )
 

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